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Il new deal del Governo, ma dove li troviamo i soldi?

By admin on 01/03/2014 in Politica e società
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Cominciamo a chiederli indietro all’Europa.

Il nuovo governo  ha promesso di salvare il paese  riducendo  le tasse, togliendo due cifre al cuneo fiscale, pagando i debiti alle imprese, dando una spinta all’occupazione, ricostruendo le scuole.

Un bel progetto di massimi sistemi che però pare costi più o meno 100 miliardi che non ci sono e che quindi vanno trovati.

Dove? :

  • rinegoziando i patti con l’Europa.
  • risparmiando sulla spesa pubblica e riformando il paese.
  • aumentando le tasse a chi le deve pagare.

Il rapporto con l’Europa.

L’Europa è una risorsa e una grande opportunità, ma non deve essere una prigione.

Dobbiamo avere la legittima sfrontatezza, dopo che per anni abbiamo fatto i compiti a casa che ci hanno imposto, di rinegoziare vincoli e parametri che oggi non hanno più motivo di esistere e che hanno avuto storicamente origine dalla mente di qualche ragioniere mentalmente instabile nel periodo pre-Mastricht.

In nome dello “zero virgola” non si possono mettere in ginocchio interi paesi.

E’ vitale per l’Italia ribaltare il tavolo soprattutto in questo momento di deflazione causata da un eccesso di indebitamento che sta obbligando ad una severa contrazione economica.

Non si può più  nascondere la verità e far finta che il problema non esista.

L’Italia e l’Europa stanno vivendo un difficilissimo momento di povertà causato da un cambio con l’euro che ha inflazionato i risparmi dei cittadini e che richiederà anni per essere assorbito.

Per noi italiani, il periodo 2002- 2013 ha comportato un aumento medio del costo della vita del 53% con punte del  100-150 % su alcune voci di consumi giornalieri delle famiglie.

Come fanno a parlare di deflazione e di bassi consumi, quando le famiglie si stanno trovando a dover ammortizzare percentuali così alte di aumento dei prezzi  e di forte perdita del potere d’acquisto dei loro risparmi e stipendi?

La spirale deflattiva attuale non è altro che  una conseguenza di una inflazione strisciante e silenziosa che ha massacrato la maggior parte dei paesi europei senza che gli stessi se ne accorgessero in tempo.

Risparmi e riforme.

Qui c’è l’imbarazzo della scelta, basta volerlo e soprattutto imporlo subito prima che qualcun altro ci pensi troppo sopra e lo impedisca.

Le opportunità sono talmente tante che si rischia di fare un mero elenco del “To Do”, basta che ne facciano almeno una parte anche minima.

Si parte dalla razionalizzazione della spesa e dell’efficienza della pubblica amministrazione per arrivare fino alla necessaria semplificazione e  snellimento del sistema giudiziario.

Serve poi una significativa riforma del fisco, del mercato dei servizi pubblici e privati  dare maggiore spazio alla flessibilità del mercato del lavoro, parametrando anche il pubblico impiego alle regole di quello privato.

E’ fondamentale la riforma della politica e delle sue istituzioni: ma servirebbe un’assemblea costituente che nessuno vuole, in quanto sottrarrebbe alla politica il potere e la discrezionalità di autoriformarsi come vuole.

Le tasse.

I normali  cittadini non possono più dare, sono già stati massacrati da anni  e non ne hanno più. Ha ragione il ministro Padoan che dice che bisogna tassare chi più ne ha, e io direi chi ancora ne ha.

Bene, li prenda alle banche che ormai hanno dato palese manifestazione di aver ritrovato liquidità. Applichi la “Bank Tax” con  una secca imposta sui loro asset, forse lo  0,5 % può bastare, ed eviti di applicare altri balzelli sull’operatività finanziaria e o sui risparmi degli italiani.

Li prenda anche ai grandi evasori, che non sono solo persone fisiche ma soprattutto le grandi aziende  e le multinazionali nei confronti delle quali serve premere sull’Europa per una forte armonizzazione  e unione fiscale in cui non esistano più paradisi e metodi di ottimizzazione fiscale che permettono a grandi aziende e multinazionali di eludere il fisco e pagare aliquote irriverenti.

Post Scriptum.

Per finire, una raccomandazione alle imprese e agli investitori.

Abbiamo anche noi il dovere di chiederci cosa possiamo fare per il nostro paese, soprattutto in un momento di ripresa di fiducia anche se pacata.

E’ il momento di investire su di esso, dare lavoro e contribuire per quanto possibile alla sua ripartenza e alla ridistribuzione della ricchezza che sarà la vera e unica soluzione per riportare la domanda interna a coefficienti ragionevoli e un maggior benessere diffuso.

 

Massimo Guerrini

Vice Presidente Api Torino

Marzo 2014.

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