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Spiumare l’oca senza farla starnazzare

By admin on 18/12/2013 in Politica e società
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Ospitiamo volentieri l’editoriale di Guglielmo Pelliccioli.

Spiumare l’oca senza farla starnazzare. Con questa efficace immagine, Pierluigi Magnaschi su ItaliaOggi ha definito la condizione del contribuente italiano, vessato e tormentato da una politica fiscale che altro non sa fare se non inventarsi nuove tasse e gabelle. Oggi Letta, ieri Monti, l’altro ieri Berlusconi e ancora prima tutti i vari esecutivi che si sono succeduti. Risultato? In trent’anni il deficit è passato dal 60 al 120 per cento del Pil. In questi giorni gli italiani hanno anticipato allo Stato le tasse di quanto guadagneranno, forse, nel 2014.

La mostruosità di uno Stato che uccide la possibilità di crescita dei suoi figli è pari alle pagine più nere della storia dei popoli sottoposti al dominio di satrapi e dittatori. Fare impresa o anche solo pensare di intraprendere nuove attività in queste condizioni è eroico e stoico a causa dell’ altissimo rischio.

E’ di ieri la notizia che i professionisti non se la passano affatto bene avendo perso negli ultimi anni percentuali di fatturato che, per i notai, ha toccato punte del 50% mentre per le altre categorie il calo è stato stimato intorno al 30% medio. Fanno eccezione i commercialisti e i ragionieri, il cui giro d’affari si è mantenuto pressoché intatto evidentemente a causa della complessità del sistema fiscale che costringe il contribuente ad affidarsi sempre più ad esperti fiscalisti. Se si guarda la puntualità degli incassi anche questi ultimi due soggetti soffrono però le pene degli altri, anzi, forse di più visto che il volume di lavoro non è diminuito.

Le partite Iva che in questi giorni stanno dando vita alle proteste per strada con una serie indecifrabile di sigle e portavoce non hanno tutti i torti di lamentarsi. Magari lo fanno in maniera scomposta e niente affatto istituzionale, però il malessere che esprimono è vero e sacrosanto.

Stiamo maturando in questi ultimi mesi un’idea, forse ingenua, ma che molti condividono: per risolvere i problemi dell’Italia bisogna fare un passo alla volta partendo dalle cose più semplici. All’orizzonte non ci sono anni facili (è vero che la crisi è in fase terminale, ma quella che succederà sarà semplicemente una fase di piccolissima crescita, troppo piccola per soddisfare le aspettative di chi ormai è allo stremo). Proprio per questa ragione, vista l’impotenza dello Stato a creare le condizione per una forte ripresa (peraltro non del tutto innescabile dall’interno), sarebbe giusto, oltre che auspicabile, che la sua mano fiscale diventasse meno vorace e cieca. Togliere l’ultima fiaschetta di acqua a chi sta morendo di sete non mi pare un’azione giusta ma soprattutto utile. E’ vero, si dirà che siamo in presenza di una coperta corta: se togli le entrate blocchi la possibilità di erogazione di servizi. Ma anche qui forse è il caso di tornare alle cose semplici. Se lo Stato diminuisce gli incassi fiscali, potrebbe compensare questi mancati introiti dilazionanso i suoi pagamenti.

Cosa per altro abbondantmente sperimentato con le imprese, come ben sappiamo. Ma proviamo a cambiare categoria di ‘prestatori di denaro’. Cosa succederebbe se, ad esempio, La Pubblica Amministrazione non pagasse per sei mesi tutti i parlamentari, i rappresentanti delle regioni e di altre strutture pubbliche (vedi i capi di gabinetto e gli alti funzionari dei ministeri)? Sarebbero miliardi (qualche decina) che finirebbero disponibili per i cittadini a storno del carico fiscale. Questi soldi entrerebbero nel circuito dei consumi e genererebbero nuova ricchezza. Sono convinto che in un tempo quasi equivalente le maggiori entrate (ad esempio di Iva) compenserebbero i mancati esborsi degli stipendi pubblici ripristinando le condizioni di equilibrio.

Può sembrare una soluzione bizzarra, ma non lo è; così come non sarebbe difficile da applicare e darebbe sicuramente all’ideatore una formidabile adesione popolare. Roba da decidere in pochi giorni con un effetto di grande impatto.

Quanti di questi provvedimenti di immediato effetto pratico potrebbe mettere in campo un esecutivo animato dal sacro fuoco del rigore e dalla consapevolezza del suo ruolo di manovratore delle risorse pubbliche? Io credo che ve ne possano essere decine e decine. Perché non si dà un esempio di ascolto  dei problemi dei cittadini facendo qualcosa di nuovo? Cioè di intelligente.

Dicembre 2013

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